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Foto di Nadia Fantini

TERRA NATA, SPECULA DEI
Piante e fede nella Toscana medievale





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Dopo la lunga pausa estiva, riprende alle 16.00 del 18 ottobre il ciclo di Conferenze scientifiche de Il Giovedì dei Musei.
Il primo appuntamento della nuova stagione vede la presentazione presso i Musei Vaticani del libro "TERRA NATA, SPECULA DEI. Piante e fede nella Toscana medievale" scritto da Paolo Luzzi, curatore dell'Orto botanico "Giardino dei Semplici" di Firenze, e pubblicato dalla Felici Editore di Pisa.

Il volume, impreziosito da una suggestiva documentazione fotografica realizzata da Nadia Fantini, collega le piante arboree, arbustive ed erbacee che abbiano avuto un rilevante peso nella tradizione religiosa con i luoghi dove queste piante erano o sono a tutt'oggi collocate. La descrizione botanica delle specie è inoltre arricchita da un commento storico-religioso che ne valorizza il ruolo nei vari momenti storici e artistici della civiltà medievale.

Segue un estratto dell'intervento dell'autore Paolo Luzzi:

"L'armonia tra il soprannaturale e il naturale si è espressa sempre verso il bello e/o il grandioso, che è una categoria essenziale, (gli alberi, i boschi, le montagne o le prime luci dell'alba) sia perché l'uomo è da sempre alla ricerca della bellezza e della perfezione sia perché le grandi proporzioni rendendo conto della piccolezza umana inducono a pensare ad una forza creatrice superiore. Ma un altra dimensione di questo rapporto a volte armonico e a volte conflittuale è invece il mistero, il bisogno di vedere nei fenomeni o soggetti naturali, che comunque sono "vicini" all'uomo, una espressione diretta del divino, un "ponte" con cui Dio o la Madonna o i Santi comunicano direttamente con l'uomo in forme misteriose o miracolistiche ma tutto sommato comprensibili e fascinose.

Foto di Nadia Fantini

Nella cultura popolare il rapporto con la natura si è espresso, spesso, con una serie di strette relazioni emotive o fideistiche. Nelle nostre campagne, in fondo non tanti anni fa, la raccolta di alcune piante prevedeva delle formule religiose rituali e l'assunzione delle medicine spesso era seguita con una invocazione al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Coloro che si occupavano, in via non ufficiale, di medicina popolare, i cosiddetti "guaritori", spesso erano persone animate da un misticismo tradizionale spesso riconosciuto anche dal parroco del posto.

Foto di Nadia Fantini

Il concetto che ispira il libro è quello espresso da San Francesco nel Cantico delle Creature dove l'amore per la natura "creata" non viene basato su un ordine logico o etico ma essenzialmente biblico e religioso che porta all'intimità mistica con tutte le creature animate e non. Questo non certo per avere una proprietà dispotica sulla natura ma solo per amore della stessa, immagine della bontà di Dio. Una conoscenza dei fenomeni che nella tradizione cristiana non è scissa dall'amore per gli stessi, è sempre più indispensabile al giorno d'oggi in cui tutto ciò che è non è umano viene visto come una "merce" da sfruttare al limite delle risorse.

In questo lavoro abbiamo pensato di analizzare piante arboree, arbustive ed erbacee che abbiano avuto un rilevante peso nella tradizione religiosa (spesso confinante con le leggende popolari o la superstizione) con i luoghi dove queste piante erano o sono, a tutt'oggi, collocate. La struttura del lavoro prevede una introduzione, 67 schede botaniche delle piante in cui sono indicati il nome scientifico, il nome volgare toscano ed eventualmente il nome antico ormai desueto, la data di introduzione nel territorio della pianta, una descrizione botanica e una indicazione della fascia vegetazionale in cui è presente, i significati simbolici assunti nel Medioevo dalla pianta, i personaggi storici o le leggende a cui è legata. Tra le schede sono stati approntati alcuni box relativi ai personaggi religiosi più importanti di cui si parla (San Francesco, San Benedetto, San Romualdo, Ildegarda de Bingen ecc.), e altri su argomenti relativi di particolare interesse come le piante menzionate nel Cantico dei Cantici, i "sette alberi dei camaldolesi", la "viriditas" di Ildegarda de Bingen, ecc.

Foto di Nadia Fantini

     Foto di Nadia Fantini


Essenziale nel lavoro è la documentazione iconografica che è divisa in due parti: una parte di foto scientifiche e una parte importante di foto "emotive" realizzate dalla fotografa Nadia Fantini per fornire sia una chiave di identificazione precisa delle specie trattate, sia per cercare di spiegare con l'immagine l'importanza che la carica emozionale della pianta stessa, inserita nel suo ambiente, ha avuto nel creare il significato simbolico legato alla pianta stessa e al luogo di devozione in cui è nata ed è venerata".

 


Documentazione