Leoni di Nectanebo

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Leoni di Nectanebo
Leoni di Nectanebo
Leoni di Nectanebo
Leoni di Nectanebo
Terrazza del Nicchione

I due leoni si datano al regno di Nectanebo II e la lunga iscrizione sul plinto ne suggerisce l’originaria collocazione a Rehuy, una località da identificarsi verosimilmente con Ermopoli Parva nel Delta, l’odierna Tell Baqliya. Qui il faraone aveva eretto un santuario dedicato al dio Thot, “colui che separa i due contendenti”. Tale epiteto deriva dal racconto mitologico della disputa tra il dio Horo e il dio Seth per l’eredità del dio Osiri sulla terra, quando Thot li “separò”, ovvero li riconciliò. Nectanebo avrebbe rappresentato le due divinità riconciliate, simbolo di una regalità unica e forte sull’Alto e Basso Egitto.
In Età Imperiale romana le due sculture furono trasferite a Roma per essere collocate davanti al Pantheon o, secondo un’altra ipotesi, a decorazione dell’Iseo Campense.
I leoni furono ritrovati durante il pontificato di papa Eugenio IV nel XV secolo. Sistemati su due colonne davanti al Pantheon per volere di papa Clemente VII, furono poi utilizzati come decorazione della fontana dell’Acqua Felice alle Terme di Diocleziano con papa Sisto V (1586). Per volontà di papa Gregorio XVI, nel 1839 furono sostituiti da una copia e collocati nel nuovo Museo Egizio.