Sarcofago Scipione Barbato
Sarcofago di Scipione Barbato
Il sarcofago in peperino, sagomato a forma di altare con volute ioniche ai lati del coperchio e un fregio dorico sulla cassa, segue modelli ellenistici dell’Italia meridionale. È il più antico e monumentale tra i sarcofagi del sepolcro della potente famiglia repubblicana degli Scipioni e accolse le spoglie del suo probabile fondatore, Lucio Cornelio Scipione Barbato, avo del trionfatore della seconda guerra punica Scipione l’Africano. Il defunto, console nel 298 a.C., è ricordato dall’iscrizione dipinta in rosso sul coperchio e dall’elogio inciso sulla cassa. Quest’ultimo celebra il suo valore e ne enumera le cariche (console, censore, edile) e le conquiste nel Sannio e in Lucania, antiche regioni pressoché corrispondenti a Molise e Basilicata. Il sarcofago è databile al 280-270 a.C., mentre agli inizi del II sec. a.C. risale l’elogio, preceduto da un testo più antico eraso. Discussa è la successione cronologica delle tre iscrizioni.